Sì ai progetti infrastrutturali in Puglia per rendere più efficienti e più sicuri i settori dei trasporti, turismo, sanità e ambiente, ma sì anche ad interventi che affrontino il tema della marginalità delle fasce deboli.

 

In questi giorni è sempre più vivo il dibattito tra Istituzioni centrali, regionali e periferiche sulle risorse finanziarie da destinare a questa o quella grande opera, trascurandola possibilità di interventi a favore del privato che favoriscano investimenti per efficienza energetica e fonti rinnovabili. Interventi che potrebbero segnare un cambiamento culturale e di approccio verso queste nuove forme di energia e aiuterebbero a superare le difficoltà di investimento delle famiglie a basso reddito. 

L’azione concreta non è però la denuncia alla Magistratura, come per alcuni sta diventando prassi per evidenziare l’impegno. La chiamata in causa della Magistratura dovrebbe essere l’extrema ratio di un percorso posto in atto dagli Enti istituzionali preposti all'autorizzazione, alla vigilanza e al controllo. Se l’azione di controllo degli Enti locali è venuta meno, non si possono scaricare le responsabilità solo sull'azienda.

Questi comportamenti denotano, in chi ci amministra, la mancanza di una strategia di intervento mirata a un sistema di controlli ambientali.

I controlli, purtroppo, non vengono eseguiti con periodicità, metodiche e tecnologie all'avanguardia che potrebbero rassicurare il cittadino e consentire una approfondita analisi delle cause di mortalità da inquinamento.

Aver previsto in qualche opificio industriale il sistema di “monitoraggio in continuo” di alcuni parametri emissivi e non aver coinvolto le Aziende ad adottare pure il “campionamento in continuo” dei microinquinanti organici, ritenuti tossici e cancerogeni, significa non aver voluto dare il giusto peso ai dati di inquinamento ed epidemiologici rilevati da tempo sul territorio salentino, oppure non si è voluto porre freni all'azienda per non creare problemi occupazionali.

 

Occorre cambiare strategia.